Angioletto

25 05 2011

La fatica con cui le parole vengono pronunciate, lo spasimo, il respiro che manca.
Il tempo che passa e un discorso che non finisce e che anzi vuole non finire.
Per quello che dice, per come lo dice, per chi lo dice.

Questo vogliamo ricordare di Angioletto, quando la mattina del 25 di Aprile ha nuovamente ribadito a tutta la sua città l’importanza di una libertà preziosa che diviene tangibile attraverso l’accoglienza del diverso, con le braccia tese in nome di un umanesimo forzatamente comune.
Era il fervore del Nordafrica ad occupare i pensieri del partigiano. Una concezione di comunità, la sua, che stenta ad affermarsi in modo naturale e che rischia, oggi, di essere labile, individuale e lontana da un progetto condiviso e costruttivo che possa davvero tendere al bene.

26per1 saluta Angioletto e lo ringrazia per la sua testimonianza di vita: reduce e partigiano per la libertà, valore da comprendere e difendere, oggi come allora, perché gli sforzi antifascisti non siano stati vani.

Perché le persone non siano nomi, ma carne, spirito e storie.


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